venerdì 9 settembre 2016

Envoys of Beauty



Envoys of Beauty


from Tumblr http://godai71.tumblr.com/post/150160957281

martedì 30 agosto 2016

Potrebbe essere peggio. Potrebbe piovere...

Ieri se n'è andato un altro protagonista di uno dei miei film preferiti.

Purtroppo Gene Wilder, grandissimo protagonista di quella perla che è "Frankenstein Junior" se ne è andato.

Forse più conosciuto al grande pubblico per film di non alto livello come "Non guardarmi: non ti sento" e "Non dirmelo... non ci credo", ottenne la fama per la sua interpretazione del protagonista nel film "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato". Personalmente non amo questa pellicola perché non sopporto i musical e odio l'attore che interpretava il bambino che sembrava un vecchio.

Per me rimane solo Frederick Frankenstin, il nipote del celebre creatore del Mostro.

Voglio ricordarlo con qualche estratto dalla sua migliore interpretazione.





lunedì 25 luglio 2016

Good Morning Vietnam Europa


Vi ricordate il film Good Morning Vietnam ?
Non voglio dilungarmi sulla storia, quindi se non lo avete visto o non ve la ricordate bene, potete sempre guardarlo o seguire il link.

Vorrei solo soffermarmi su un paio di punti:
  • Non si desidera far sapere che la guerra non è limitata al fronte
  • Non ti puoi fidare di tutti
In realtà nel momento temporale in cui è ambientato il film non si parla ancora di "Guerra", ma solo di "Azione di Polizia". Che cosa voglia dire quest'ultima espressione se lo chiede, oltre al sottoscritto, anche il protagonista.

La situazione descritta ricorda purtroppo la situazione che stiamo vivendo in questo periodo storico.

Ho analizzato i tweet pubblicati in italiano durante gli ultimi atti criminosi di Bruxelles, Nizza e Monaco.
C'è chi afferma che ci troviamo già in guerra, che dovremmo chiudere la porta in faccia allo "straniero", che quelli che sono già tra noi vadano rispediti a casa loro e c'è chi cerca di non fare di tutta l'erba un fascio facendo notare che ci sono molti immigrati extraeuropei integrati più o meno nel nostro tessuto sociale.
Purtroppo si tratta praticamente di un muro contro muro.

Dico subito che non ho la formula magica che rimette tutto a posto; anche perché la situazione si è incancrenita da anni e anni di reciproci passi falsi.

L'Europa e gli Stati Uniti d'America hanno in passato e tutt'ora perpetrato una politica coloniale nei confronti di quei paesi che non erano reputati civili. Siamo andati a casa loro, abbiamo imposto i nostri usi per il nostro tornaconto, li abbiamo sfruttati e molte volte li abbiamo uccisi per difesa, per errore o come prezzo equo per colpire avversari; quasi come nei rastrellamenti della seconda guerra mondiale.

Ci stupiamo quindi che, tra coloro che sono in fuga da situazioni ambientali o politiche disastrose, si trovino anche dei personaggi che non pensano che alla "vendetta"?

Tra le fasce più derelitte di un corpo sociale cova sempre un sentimento di rancore e una voglia di migliorare la condizione propria o dei propri cari; ed è tra questi individui che i poteri forti, poteri a cui non interessa nulla che tu sia di razza caucasica, mongolica, etiope, americana o malese, che tu creda in Dio, Allah o Geova. Questi poteri sono interessati solo a incrementare il loro potere.

Tra queste reclute non è escluso che ci siano degli individui che abbiano una morale al di fuori del "normale" o che amino fare del male, anzi. Ma in ultima analisi non sono importanti se non come detonatori per rendere le situazioni più caotiche.

Se andiamo quindi a vedere bene, non siamo in guerra, Non ci sono due coalizioni che si battono per qualcosa, ma persone che si muovono seguendo uno spirito di rivalsa indirizzato dalle mire altrui verso il caos.
E qui possiamo accendere i riflettori sul secondo punto: la fiducia.
A partire dal regno animale, ci si fida solo del branco, del gruppo; espandendo questo concetto, del vicino, del conterraneo, del connazionale. Di persone che, sotto vari aspetti, somiglino a noi. E questo ci porta a sospettare se non addirittura rifutare tutto quello che è "straniero" o lontano dalla propria cultura.

Che lo si voglia ammettere o meno, il "razzismo" inteso nella sua accezione più ampia, alberga in ognuno di noi. La cosa strana è che il razzismo, essendo diretto verso il diverso, verso chi non conosciamo, con i mezzi di comunicazione moderni non dovrebbe influenzare le nostre vita, dal momento che siamo in grado di parlare con gente di tutto il mondo.

Durante la mie esperienza con Mozilla Italia ho avuto modo di conoscere gente dal Nord e Sud America, Africa, Asia ed Europa. Nel palazzo accanto al luogo deve lavoro c'è un centro culturale musulmano. Ho avuto modo di parlare con tutti loro di argomenti al di fuori di quelli limitati all'occasione.
Non ci crederete. Anche loro ridono alle battute, praticano sport, si preoccupano per la salute dei propri cari e se il lavoro non è soddisfacente o manca del tutto. C'è chi è Cattolico, Protestante, Induista, Musulmano, Agnostico o Ateo. Eppure tutti indossano i pantaloni una gamba alla volta.

Alcuni saranno spie, sabotatori, attentatori? Può darsi. Non sono in grado di saperlo; non sono un esperto di Intelligence come mi pare ci siano tra i falchi dei Social Network. In ogni caso posso dire una cosa: sono come me, come voi, come tutti.

Proviamo a smettere di pensare a loro come "essere inferiori", a invocare il ritorno alla Santa Inquisizione o alla creazione di "Campi di raccolta" (concentramento forse è parso tanto anche all'autore). Smettiamo di andare a casa loro con il fare di Custer verso i Nativi Americani. Non si risolverà tutto magicamente, perché da centinaia di anni non facciamo che comportarci come il bullo del quartiere.
Posso assicurare che gli attentati non smetteranno, ci sarà sempre il potente che recluterà manodopera tra i "reietti". Volete il meglio per i vostri cari? Andate dallo "straniero" e parlate con lui, confrontatevi. Non fatevi guidare dalle viscere, ma dalla vostra mente. E tutti ne usciranno più ricchi, come il protagonista dl film.

Un nemico non è per sempre, un amico si.

E ricordate!
"La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci." E non sono parole mie, ma di un ebreo non molto famoso, Isaac Asimov.

domenica 1 marzo 2015

Fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima

Era la fine degli anni '70 e girando la manopola (ebbene sì, miei piccoli amici, c'è stato un tempo in cui ci si doveva alzare per cambiare canale) del vecchio televisore presente nel tinello di casa dei miei genitori, mi imbatto in questo strano telefilm.

Non ho memoria di quale fosse il titolo del mio primo episodio di Star Trek, probabilmente si trattava di "Oltre la galassia" (Where No Man Has Gone Before). Non ero ancora il divoratore di fantascienza che sarei diventato in futuro, e rimasi affascinato dal fatto che, quando si si trova ad affrontare problemi più grandi di noi, alla fine esiste sempre una possibilità di risolverli.

Come tutti rimasi inizialmente colpito dalla figura del capitano Kirk, ma piano piano cominciai a ritrovarmi nel personaggio del signor Spock.
Era parte di una comunità di persone ma in fondo era solo, anche se per lui non era un problema in quanto non era soggiogato dalle umane emozioni. Mi colpì il fatto che non ci si trovasse davanti a un essere che era uno scimmiottamento di un computer, ma di un personaggio che aveva un suo spessore, probabilmente l'unico nella serie ad avere una vera terza dimensione e non essere solo una serie di piani paralleli ognuno con un aspetto diverso.

Durante la serie non si lesinano colpi alla sua origine non umana (alla faccia della Federazione Unita dei Pianeti) ma alla fine si lascia splendere il fatto che la mancanza di emozioni non è sempre una cosa negativa, ma che anzi, ci aiuta a focalizzare i problemi e a trovare la soluzione più logica.

A differenza di molti bambini, non ho mai sognato di fare l'astronauta ma di analizzare i problemi e trovare una soluzione logica e lineare. In un certo senso mi sento un Vulcaniano mancato. Sono affascinato dalla sua compostezza e, infatti, l'episodio che meno amo della serie originale è Al di qua del paradiso (This Side of Paradise) in cui vediamo uno Spock in preda alla proprie emozioni.

Col passare degli anni ho seguito tutte le varie peripezie della Federazione (ad esclusione, ovviamente, del reboot) e non ho trovato molti alieni così ben caratterizzati. Tenendo conto degli anni in cui è stata girata le serie originale di Star Trek, Leonard Nimoy ha fatto una spettacolare interpretazione portandoci verso pianeti sconosciuti e facendoci capire che la differenza non è una cosa da evitare ma un arricchimento della comunità.

La sua morte ho riempito di tristezza il mio cuore. Con lui finisce un'epoca di fantasia e viaggi che sino ad allora non erano neppure immaginabili. Purtroppo c'è molta meno logica nell'universo e non ternerà più.

Alla fine, pur non avendo mai avuto l'onore di incontrar Leonard Nimoy di persona, non posso che fare mie le parole che il suo collega George Takei.



Io, nel mio piccolo, posso solo limitarmi a un "Live long and prosper, Mr. Spock"


venerdì 22 agosto 2014

Tony Hadley: un uomo per tutte le stagioni

Dopo molto tempo, una decina di anni credo, sono tornato ad andare a un concerto.
Scordatevi le folle oceaniche e gli stadi col prato affollato; non credo troverò più alcun cantante che non sia di “nicchia“ che mi invogli ad andarlo a vedere dal vivo. Parlo di quei “piccoli“ concerti che si svolgono le sere d'estate nelle località rivierasche.

L'occasione è stata che, il giorno del compleanno di una persona cara, si svolgesse nelle vicinanze, e più in particolare a Villa Bertelli a Forte dei Marmi, lo spettacolo di un certo Tony Hadley, lo “Spandau Ballet performing live with his band“(Vorrei dire due parole a chi redige i testi, ma ho troppo caldo e lascerò passare, per questa volta).

Per quei pochi e spero limitati solamente a giovani imberbi che non sapessero chi fosse Tony Hadley, ricordo solamente che si tratta del frontman degli Spandau Ballet, band che ha guidato il movimento new romantic e che, negli anni 80 si divideva il favore del pubblico con i Duran Duran.

Sinceramente ero dubbioso se andare, o meglio farmi trascinare a questo spettacolo. Ai tempi, pur ascoltando le canzoni degli Spandau, non mi riconoscevo in quella scuola di pensiero e di moda e forse propendevo per il loro rivali.


Un momento dello spettacolo (foto di Mary Chain)
Un momento dello spettacolo (foto di Mary Chain)

In ogni caso sono andato con la mente aperta e disposto a passare una bella serata, sperando di non ritrovarmi in mezzo a una masnada di groupie quarantenni intente a lanciare reggiseni e mutande sul palco. In effetti qualche signora ricadente in tale categoria si è presto palesata, ma tranne una bionda col caschetto che, per qualche istante ho pensato si mettesse in tenuta adamitica e saltasse sul palco, è stato tutto molto calmo, anche se caldo.

La generazione più rappresentata era, manco a dirlo, quella sui quaranta/cinquanta, ma ho visto molte persone di massimo venti, venticinque anni che si divertivano, cantavano e ballavano al ritmo di musiche che sono state scritte quando loro non erano ancora nate.

Devo confessare che sono rimasto stupito dalla performance di Tony Hadley; voce ancora potente, anche se per qualche acuto strappagola si è aiutato con la corista che era contemporaneamente, la percussionista della band. Si perché, a differenza di altri, lui non ha smesso di cantare e anche durante il periodo di scioglimento della band, ha continuato ad esibirsi. Ovviamente da noi, che siamo la discarica musicale d'europa, è stato dimenticato sino al 2009 quando ha duettato con Caparezza nella canzone Goodbye Malinconia.

Peccato solo che la location sita in mezzo alle case, porti a una chiusura del concerto alle 23.30 circa con un'ora e quaranta di musica e bevute. Bevute si! Quando il cantante si presenta sul palco con tumbler pieno di gin (oppure vodka), poi chiacchiera col pubblico dicendo che “adesso è il mio momento Jack“ scolandosi un altro bicchiere pieno questa volta di whiskey e, per il bis, torna sul palco bevendo birra (per reidratarsi, dico io), non si può parlare che di musica e bevute. Nulla che non sia di casa in un piano bar di Londra.


Tony brinda col pubblico (foto di Mary Chain)
Tony brinda col pubblico (foto di Mary Chain)

Perché di un grande cantante da piano bar si tratta. Non siamo, e forse non lo siamo mai stati, ai livelli (bassi) degli urlatori o di quei cantanti che lavorano tutto di studio. Siamo al cospetto di un artista capace di passare dall'intimo di una sala per pochi fortunati a folle numerose. Chi era con me, mi assicura che il concerto tenuto con gli Spandau a Firenze non ha forse mosso più le folle oceaniche degli anni 80, ma moltissime erano le presenze per ascoltarli dal vivo.

Peccato non aver avuto una qualche attrezzatura degna per un ripresa video e audio; avrebbe reso meglio l'idea di cosa è stata la serata. Ho trovato solo due video in rete dello spettacolo e li trovate più sotto.

In ultima analisi una bella serata estiva, sentire dal vivo un cantante con una voce così duttile, cantare delle canzoni che, bene o male, ti sono rimaste dentro, rimette il male di queste voci dozzinali e piatte che vanno adesso; adatte solo a cavalcare palle da demolizione o a parlare ripetutamente di telefonate.

Tony canta True
 
Tony canta Gold

giovedì 14 febbraio 2013

Arriva il patrono degli epilettici

Prima che giunga il giorno del patrono degli epilettici, vorrei ricordare una persona speciale che, probabilmente, non riesco a far sentire tale.

"Io amo Molly Pucci!" "Io amo Cippa Lippa!" 
Garzone del fornaio che passava di là : "PRRRRR!!!"



sabato 6 ottobre 2012

Un attimo di serenità

Ogni quanto riusciamo a ritagliarci un attimo di serenità durante le nostre giornate, sempre più spesso caotiche?

Ieri sera, all'uscita dall'ufficio ero stranamente rilassato.

Sono partito e non ho trovato la solita coda a fisarmonica per arrivare allo svincolo autostradale;
c'era stranamente spazio davanti alla mia macchina e, complice un cielo limpido e con poche nuvole che spuntavano da dietro le colline, sì da farle apparire come vulcani coperti di neve, un sole arancione spandeva i suoi ultimi raggi prima di far posto alle ombre della notte.

Mi sono distratto un attimo e, su alto nel celeste tendente all'arancio del tramonto, ho visto un aeroplano che attraversava l'aere, lasciando dietro di se quattro scie, come quattro dita che solcassero una limpida distesa d'acqua.

E in quei momenti dalla radio usciva una canzone struggente.

Ecco un breve momento di pace; poi la realtà, nella forma di un tir è passata davanti a me e tutto di è sciolto come neve al sole.

giovedì 2 agosto 2012

Un altro anno

Un altro anno è passato
Sono sempre qui…
Per caso

lunedì 23 luglio 2012

A volte una persona

Negli ultimi cinque sei mesi, ho trascorso un periodo molto stressante.
Nulla di particolarmente eccessivo, ma mi ero ridotto al lumicino; non dormivo se non una/due ore per notte, non riuscivo a rilassarmi neppure durante i fine settimana e sul lavoro mi pareva di remare e di non approdare mai ad alcun lido.

Negli ultimi giorni qualcosa mi pare sia cambiato. Ho dormito, mi ha svegliato la radio invece che attendere con trepidante attesa che arrivasse un'ora consona per alzarsi e dover evitare caffè e simili eccitanti per vedere se la notte successiva sarebbe stata quella di riposo.

Nel periodo più buio solo la voce di una persona speciale è riuscita a non farmi affondare. Vorrei darle qualcosa in cambio di ugualmente prezioso, ma non sempre le cose grandi sono grandi e quelle piccole, beh, piccole.

Forse un piccolo pensiero basterà... ...o forse no.
L'importante è che venga dal cuore.

Spero sia gradito.

lunedì 28 maggio 2012

Tutto esaurito - Chi vota non si intende...

... di musica. Lasciare ultimo un capolavoro come When a Man Loves A Woman di Percy Sledge è come voler bere il the con lo zucchero... Io non ho parole! A voi lascio l'ascolto di questo brano immortale.